AGROALIMENTARE, FAI-CISL AL CONVEGNO "ITALIA SPAGNA: PIÙ INDUSTRIA, PER UN BUON LAVORO E UN SALARIO GIUSTO", ORGANIZZATO DA FIM-CISL E UGT-FICA
Si è svolto oggi a Roma presso l'auditorium di Via Rieti l'incontro dal titolo "Italia-Spagna: più industria, per un buon lavoro e un salario giusto", organizzato dalla Fim Cisl e dal sindacato spagnolo Ugt Fica, con la partecipazione di rappresentanti di diverse categorie. Per la Fai Cisl è intervenuto il reggente nazionale Antonio Castellucci: "Sostenere il manifatturiero - ha affermato - e in particolare i settori che rappresentiamo come Fai Cisl, non è solo una scelta economica, ma una priorità sociale. Per la nostra federazione significa promuovere, attraverso la contrattazione, il lavoro di qualità, la partecipazione,
"L’industria alimentare e il comparto agricolo italiano - ha spiegato Castellucci - presentano luci e ombre. Da un lato, esprimono eccellenze produttive, capaci di innovazione e con una forte vocazione all’export, rappresentano pilastri del manifatturiero nazionale, comparti virtuosi per valore aggiunto e occupazione, con 1 milione di occupati in agricoltura, oltre 450mila nella trasformazione alimentare. Dall’altro lato, emergono fragilità strutturali: la ridotta dimensione delle imprese, investimenti ancora insufficienti in ricerca, innovazione e digitalizzazione, divari territoriali, difficoltà nel reperire competenze tecniche e specialistiche. Queste criticità si intrecciano con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, la volatilità dei mercati agricoli e la pressione competitiva internazionale, mentre sul piano sociale si intrecciano con una crescita economica incerta e discontinua che alimenta precarietà e insicurezza tra i lavoratori, con una stagnazione dei salari reali e un aumento del costo della vita che mettono sotto pressione ampie fasce della popolazione. Per questo, come Fai Cisl, rivendichiamo un forte impegno nel contrasto ai fenomeni di lavoro povero, di irregolarità e sfruttamento, fenomeni che devono essere prevenuti con determinazione, rafforzando controlli, legalità e contrattazione".
Tra i temi affrontati da Castellucci, il ruolo della contrattazione collettiva, "centrale soprattutto per garantire diritti universali, per difendere il potere d’acquisto, per valorizzare le professionalità" e della contrattazione decentrata come "strumento indispensabile per collegare i salari alla produttività, all’andamento delle imprese, alle vocazioni territoriali, e alla qualità del lavoro, contribuendo a una più equa redistribuzione del valore lungo la filiera e premiando innovazione, sicurezza alimentare e sostenibilità". Per la Fai, ha evidenziato Castellucci, la chiave per coniugare crescita e giustizia sociale sta nel rafforzamento di un sistema contrattuale partecipativo e inclusivo, che favorisca il dialogo tra le parti, la diffusione della contrattazione decentrata e il contrasto al dumping contrattuale, purtroppo ben presente nelle filiere lunghe come quella agroalimentare.
Altro punto chiave, per la Federazione, la valorizzazione degli enti bilaterali di settore, per sviluppare sistemi integrati di interventi a favore di lavoratori e imprese. "Mentre in agricoltura la bilateralità ha una lunga storia - ha ricordato il reggente - nell’industria alimentare mancava un ente bilaterale di settore, per questo la Fai ha fortemente promosso la nascita dell’EBS, nato nel 2022, diventato subito un luogo di primo piano per ammodernare le relazioni industriali e sindacali. Come Fai, anche attraverso il CCNL, si è voluto potenziare l’EBS ottenendo nuove conquiste su alcuni temi prioritari: la partecipazione, la formazione, i sostegni a maternità e paternità, alle donne vittime di violenza. Anche questo è l’esempio di come sia fondamentale essere presenti nei luoghi di lavoro, costruire rappresentanza reale e dare voce a lavoratrici e lavoratori. La sfida, ora, è quella di rafforzare la presenza sindacale lungo tutte le filiere, dalle grandi imprese alle PMI".
Importante, inoltre, per la Federazione agroalimentare cislina, incentivare l’aggregazione tra imprese, promuovere tracciabilità e qualità, e accompagnare la transizione verso modelli più sostenibili, anche sul piano ambientale ed energetico. "Più contrattazione, per un buon lavoro e un salario giusto - ha concluso Castellucci - non deve essere solo uno slogan, ma un impegno concreto di tutti, per rimettere al centro il lavoro, valorizzare le competenze, garantire dignità e visione. Senza sottovalutare ovviamente le sfide che abbiamo davanti sul piano internazionale. Pensiamo, ad esempio, alla PAC 2028-2034, che vogliamo confermi la condizionalità sociale per tutte le imprese agricole, pensiamo, poi, all’accordo tra Ue e Mercosur, ma pensiamo anche ad altri accordi, come quello tra Europa e tre importanti Paesi della regione ASEAN, Thailandia, Indonesia e Filippine, sul quale la Fai Cisl, assieme a Ugt-Fica Spagna, Ugt Portogallo, e le associazioni datoriali del settore delle conserve ittiche, ha siglato una dichiarazione a tutela del comparto produttivo europeo: perché, come tutti gli accordi, vanno negoziati in termini di giustizia, reciprocità e sostenibilità sociale, economica ed ambientale, esattamente come stiamo chiedendo per il Mercosur".
Anche su questo fronte il coinvolgimento del sindacato si conferma determinante, quindi, per evitare impatti negativi sull’occupazione e la tenuta industriale. Italia e Spagna, in questo senso, possono convergere anche per rappresentare meglio tutta l’area mediterranea all’interno dell’Ue. Le similitudini tra sistema produttivo italiano e spagnolo, è emerso, rendono auspicabile anche una maggiore collaborazione tra sindacati per rappresentare al meglio le istanze dei due Paesi in Europa, e per sostenere concreti miglioramenti sul versante del lavoro nell’agroindustria.
All'iniziativa, oltre a Fim Cisl e Ugt Fica, sono intervenuti rappresentanti di Fai, Femca, Filca e Flaei. Per la Cisl nazionale è interventuto il Segretario confederale Giorgio Graziani, mentre le conclusioni sono state affidate a alla Segretaria generale Daniela Fumarola: "Competitività, sicurezza economica e tenuta del modello sociale europeo - ha sottolineato tra i vari aspetti - non possono più essere trattate come temi separati: se l’Unione non recupera capacità industriale, innovativa e strategica, rischia di diventare progressivamente meno prospera, meno sicura e meno autonoma. Per uscire da questa traiettoria, è necessario colmare il divario nell’innovazione avanzata, accompagnare la decarbonizzazione senza deindustrializzare l’economia e ridurre le dipendenze".

