GHETTI E CAPORALATO, INTERVISTA A CASTELLUCCI: "BENE IL PIANO ALLOGGI PER BRACCIANTI, MA SERVONO PROGETTI PARTECIPATI"
"Bisogna rafforzare la presenza delle istituzioni e il presidio territoriale del sindacato, poi bisogna coinvolgere le imprese e costruire con loro un percorso coerente e trasparente: assunzioni regolari, trasporti condivisi, alloggi dignitosi, bandi dedicati alle imprese iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità. Nessuno si illuda di avere la bacchetta magica, sono questioni molto complesse. Ma certamente non bastano gli sgomberi: servono alternative ai ghetti e alle tendopoli, la dignità di chi ogni giorno garantisce il cibo per tutti noi deve essere sempre al primo posto".
È quanto sostiene in un'intervista al quotidiano Il Diario del Lavoro il Reggente nazionale della Fai Cisl Antonio Castellucci. Al centro dell'intervista, il contrasto al caporalato e la questione abitativa per i braccianti, molti dei quali risiedono nei ghetti e nelle baraccopoli radicate da tempo in diverse regioni.
Dei 200 milioni del Pnrr destinati al superamento dei ghetti, ricorda Il Diario del Lavoro, solo il 10% è stato speso. Dove trovare altre risorse per affrontare questa emergenza? "Quello del Pnrr, come ha denunciato la Fai-Cisl in più occasioni - ricorda nell'intervista Castellucci - purtroppo è un treno perso. Ora vanno monitorati attentamente gli 11 progetti approvati con quel 10%. Dopodiché, altri canali di finanziamento non mancano. Ad esempio in Puglia sono stati messi in campo bandi per 295 milioni per il settore agricolo, inoltre c’è il bando ‘Puglia Accogliente’ da circa 40 milioni di euro, dedicato proprio alle condizioni socioabitative dei braccianti per il contrasto al caporalato. È positivo poi che nel decreto Pubblica amministrazione varato ieri sia stata introdotta una norma per predisporre un piano alloggi per i lavoratori agricoli, da individuare tra edifici pubblici dismessi e strutture rurali, il Consiglio dei Ministri ha annunciato in proposito 150 milioni. Chiaramente non basta stanziare fondi, bisogna realizzare progetti partecipati, in cui ogni euro viene speso in modo virtuoso, garantendo davvero lavoro dignitoso e togliendo ogni spazio di azione a caporali e faccendieri. Bisogna affermare la cultura della legalità. Un passo strategico rimane la valorizzazione degli enti bilaterali territoriali, con cui si può gestire in modo molto più tracciabile e puntuale anche il mercato del lavoro agricolo”.
Sul tema del confronto con il governo sul caporalato, il sindacalista aggiunge: "L’ultimo incontro del Tavolo interministeriale c’è stato a febbraio, ma successivamente abbiamo avuto altri confronti riservati, ad esempio la scorsa settimana si è svolta la riunione dell’Inps sulla Rete del lavoro agricolo di qualità. Sono passaggi molto importanti. Poi chiaramente contano i risultati: ad oggi manca il Silca ma manca anche la banca dati degli appalti in agricoltura. Di contro, dobbiamo riconoscere l’importanza di aver ascoltato diverse istanze del sindacato, ad esempio oggi è previsto un permesso di soggiorno e l’assegno di inclusione per chi denuncia i caporali. Così come abbiamo apprezzato l’aumento del personale ispettivo, anche se ancora insufficiente. Inoltre è condivisibile la posizione del governo italiano sulla condizionalità sociale nella Pac 2028-2034. Ci sono Paesi che vorrebbero indebolirla, altri addirittura cancellarla, ma sarebbe una scelta incomprensibile".

