Lavoratori immigrati in agricoltura - Uno strumento di riflessione

Il ruolo degli immigrati nell'agricoltura italiana è strutturale e fondamentale. Ci sono tante esperienze e testimonianze che indicano interi sistemi locali agroalimentari sostenuti da lavoro migrante ben integrato e qualificato, così come comunità rurali mantenute vive grazie ai nuovi arrivati. Eppure si parla poco di queste realtà che Luigi Sbarra, Segretario Generale della Fai-Cisl, considera "un mosaico florido, vivo e vivace, che genera ricchezza economica e maggiore conoscenza reciproca", perché "le capacità e le competenze dei migranti quando sono opportunamente riconosciute e valorizzate, rappresentano una risorsa vera per le comunità che li accolgono". 

Le riflessioni sono contenute nella prefazione ad un quaderno della Fondazione Fai Cisl - Studi e Ricerche, dedicato proprio ai lavoratori immigrati in agricoltura, che risponde a tante domande, quali: qual è il ruolo dell'agricoltura nell'ambito dell'economia italiana? Come si è sviluppato nel tempo anche in merito all'occupazione? Quanti sono i migranti nel mercato del lavoro? Ma la pubblicazione cerca di rispondere anche ad altre domande che riguardano la presenza, la provenienza e la loro tutela. L'immigrazione e l'agricoltura, sottolinea ancora il Segretario generale della Fai Cisl Luigi Sbarra, costituiscono un binomio che va ben oltre il caporalato e che profila nuove e avanzate forme di cittadinanza. Consapevolezza che accompagna da sempre l’azione del nostro sindacato che, ieri con la Fisba e oggi con la Fai, ha sempre “costruito ponti”, creduto in una integrazione che non è frutto di mano pietista e paternalistica, ma conquista concreta che si realizza nel buon lavoro e nella partecipazione.

Per questo la Federazione, attraverso i propri dipartimenti Immigrazione e Agricoltura, ha dato impulso alla realizzazione della ricerca della Fondazione Fai Cisl - Studi e Ricerche. Uno studio che offre dati molto interessanti sull'evoluzione della presenza degli immigrati nel settore agricolo e sui comparti dove loro operano maggiormente. Dal contributo, sviluppato da Rando Devole, emerge un quadro completo e ricco di spunti sull'azione di tutela nei confronti di questi nuovi cittadini. Infatti, il senso della pubblicazione la spiega molto bene il Presidente della Fondazione, Vincenzo Conso, secondo cui "si tratta di un contributo culturale alla riflessione che la Fai sta portando avanti" e i dati statistici rielaborati "offrono un quadro complessivo della presenza degli immigrati in agricoltura, nella consapevolezza che, conoscendo meglio il quadro della situazione, potremo adeguare la nostra azione e il nostro compito di tutela e rappresentanza, rimettendo al centro di tutto la dignità della persona umana".

Tuttavia, c'è una narrazione da reimpostare sull'immigrazione. Una concordia da riconquistare. Quello migratorio è un fenomeno globale, complesso, strutturale, che coinvolge tutti gli Stati in un nuovo modello distante da quello conosciuto nel Novecento. Questo modello pone nuove sfide in termini di interdipendenza economica e cooperazione umanitaria, diritti sociali e welfare, inclusione e sicurezza, pressione demografica e capacità di accoglienza. Il fenomeno migratorio sarà sempre più rilevante negli anni a venire e già oggi interroga istituzioni e corpi intermedi su nuovi modi di intendere le proprie responsabilità. Un impegno imprescindibile per un sindacato come il nostro, che si riconosce in una prospettiva confederale e vuole essere motore di giustizia e di bene comune. Il dibattito pubblico sembra essersi appiattito da anni su aspetti emergenziali. Per troppo tempo è mancato uno sguardo lungo, la capacità da andare oltre la gestione del presente. Il non aver dato una visione prospettica a questo fenomeno lo ha reso, negli anni, facile bersaglio di speculazioni, luoghi comuni, falsità inaccettabili.

Per fare questo serve ovviamente una cultura di incontro, che secondo Papa Francesco va promossa e concretizzata, attraverso uno scambio vicendevole di ricchezze artistiche e culturali, la conoscenza dei luoghi e delle comunità di origine dei nuovi arrivati. Nella sua introduzione Vincenzo Conso cita inoltre il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2018, dove i migranti vengono definiti "uomini e donne in cerca di pace", persone che hanno bisogno di impegni concreti, “una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate”. Come si può articolare il messaggio del Pontefice nel mondo sindacale? Il segretario generale della Fai Cisl indica una via precisa: "Favorendo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, diffondendo le buone pratiche contrattuali e bilaterali, sviluppando progetti di sistema tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi. Coinvolgere, includere, integrare queste persone è una partita a vincere. Per tutti. Ecco allora che l’agricoltura ben supportata da contrattazione, rappresentanza, diritti, si rivela un motore essenziale di coesione. Verso una società multiculturale, multirazziale, dai tanti volti umani che si uniscono in un unico sguardo verso un futuro migliore".

Quando si opera in un contesto lavorativo ben regolato e contrattualizzato, privo di elementi discriminatori, allora questo impiego diventa un canale privilegiato di inserimento e cittadinanza. La presenza di lavoratori extracomunitari nei luoghi di lavoro con provenienze, culture e religioni molto differenti tra loro, pone ogni giorno sfide nuove. La condizione e le esigenze di questi lavoratori può e deve trovare spazio nella contrattazione nazionale e, soprattutto, in quella decentrata provinciale e aziendale. Tanti gli interventi già sperimentati nei nostri comparti, che dimostrano come la bilateralità e la negoziazione di secondo livello possa migliorare la qualità del lavoro migrante. Tante le dimensioni che si possono ancora aprire, come l'attivazione dei corsi formativi e di scolarizzazione linguistica e civica; l'agevolazione del rientro temporaneo nel Paese d’origine; la conservazione del posto di lavoro a chi è chiamato ad assolvere l’obbligo di leva; il riconoscimento di particolari permessi legati al diritto di culto, e così via. L’esercizio contrattuale nei settori agroalimentari è fattore cardine per il riconoscimento delle diversità, per garantire la parità di trattamento nel mercato del lavoro, per contribuire al progresso sociale del lavoratore immigrato.

Dipartimento Immigrazione - Mohamed Saady

Dipartimento Agricoltura - Raffaella Buonaguro

In allegato la pubblicazione integrale.

 

 

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